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Riflessione sulla capacità del pensiero critico

testo di prova

Una riflessione fatta con il pensiero logico-estremizzante usato come una lente per vedere più chiaramente, sapendo che ogni lente distorce, una riflessione spietatamente realista sulla natura del pensiero umano, toccando temi che spaziano dalla filosofia alla psicologia sociale, che mescola osservazione e una sorta di manifesto per la preservazione intellettuale.

Cinicamente, provocatoriamente ma senza arroganza, ci si può chiedere se sia vera la premessa democratica e ottimistica dell’educazione moderna che tutti, con gli strumenti giusti e l’impegno, possano sviluppare un pensiero critico e analitico, oppure è una capacità innata e rara, più simile a un talento artistico che a una competenza acquisibile da chiunque. E’ ipotizzabile che la maggioranza operi con un “pilota automatico” cognitivo? E’ un errore strategico, un’aspettativa disallineata dalla realtà, cercare il dialogo razionale dove il pensiero non c’è? Occorre, dunque, operare una gestione selettiva delle interazioni? La soluzione non è provare a cambiare gli altri ma cambiare le proprie aspettative? Riconoscere quando si ha di fronte una mente che non può ragionare a un certo livello? Occorre interagire con il mondo non come dovrebbe essere ma come è, è impossibile nonché uno spreco di energia cercare di convertire al ragionamento la maggioranza, meglio conservare le energie per quei pochi capaci di un vero scambio dialettico, usando con la maggioranza modalità funzionali, semplici. Benché non sia una verità oggettiva è, dunque, la capacità di analisi astratta logico-critico-analitica la “vera” intelligenza? Sono da ignorare le altre forme di intelligenza? La teoria delle intelligenze multiple contraddice questa opinione, del resto non è possibile definire logicamente e analiticamente il confine preciso tra ciò che è “pensiero logico” e ciò che è “altro”, i talenti, l’istinto, le abilità sono o non sono intelligenza? Sovviene il fattore g di Charles Spearman. Esistono quindi molti tipi di “pensiero”, e quello logico-analitico è solo uno, non necessariamente il re a cui tutti gli altri sono vassalli? Non tutti i cervelli sono cablati al solito modo? A questo punto non si può non distinguere tra intelligenza fluida (Gf) e intelligenza cristallizzata (Gc). Dato che, per somme linee, l’Intelligenza Fluida (Gf) è il ragionamento induttivo e deduttivo, che permette la soluzione di problemi nuovi, il pensiero astratto, che si ritiene abbia un forte carico genetico e che declina con l’età (soprattutto in chi ne ha meno) mentre l’intelligenza Cristallizzata (Gc) è la conoscenza acquisita, le abilità verbali, il know-how culturale, il bagaglio, che cresce con l’esperienza per gran parte della vita. E’ sostenibile, o addirittura vero, che l’intelligenza sia il motore e non il contenuto, che solo l’intelligenza fluida sia l’intelligenza pura? Bisogna considerare il  Il paradosso dell’esperto: dove Gf e Gc si confondono, come un grande giocatore di scacchi che non analizza ogni partita da zero con pura Gf ma vede pattern e applica schemi di risposta interiorizzati oppure come un medico esperto che non ragiona come un neolaureato, ha un intuito (“questo paziente ha qualcosa che non torna”) che nasce dal subconscio che processa migliaia di casi precedenti e trova analogie. In questi casi, la Gc diventa un’estensione della Gf, l’esperto non “pensa di più”, pensa in modo diverso, più efficacemente. Quindi, tornando alle persone che “non pensano”, queste persone operano esclusivamente con Gc di bassa qualità, automatica, la Gf è assente o inattiva, si può quindi diagnosticare e identificare chi non applica Gf, solo Gc, chi ha assenza di ragionamento rispetto a chi ha e usa attivamente un’alta Gf.

La maggior parte delle persone non fallisce nel ragionare per mancanza di informazioni, bensì perché non possiede davvero la capacità di farlo. È duro da accettare perché va contro ciò che ci hanno insegnato, che tutti possono capire se glielo spieghi bene, che tutti possono pensare in modo critico se si impegnano abbastanza e che l’intelligenza sia qualcosa di comune a tutti noi. La maggior parte delle persone non pensa, crede, ripete, assorbe idee altrui e le difende come proprie, senza averle mai esaminate e talvolta nemmeno capite. Quando presenti loro la logica si rifiutano di rispondere, oppure, se rispondono, lo fanno con frasi fatte, slogan e roba sentita in giro. Quando mostri evidenze reagiscono con emozione. Quando fai notare una contraddizione si aggrappano ancora di più alla loro posizione. Non stanno dialogando con te, stanno difendendo un sistema interno che non hanno scelto e che non riescono nemmeno a mettere in discussione. Il problema con loro non è la mancanza di comunicazione o la mancanza di pazienza. Il problema è che ti aspetti pensiero dove non c’è. Ti aspetti analisi dove esiste solo ripetizione e finché continuerai ad aspettarti questo, continuerai a sbattere contro lo stesso muro. Quando hai a che fare con persone che non possono pensare a un certo livello, non avviene un vero scambio di idee, non c’è dialogo. Non tutte le menti funzionano allo stesso modo e molte persone operano in automatico seguendo abitudini, credenze ereditate e reazioni emotive di base. L’intelligenza profonda, la capacità di analizzare, dubitare, cambiare idea davanti ad argomenti migliori è molto più rara di quanto sembri. Smetti di sorprenderti per decisioni assurde, di indignarti per errori ripetuti, di consumarti tentando di convincere chi semplicemente non può capire. La maggioranza non si affida alla ragione, ma all’autorità. Non si muove per ciò che è vero, bensì per ciò che è accettato dal proprio gruppo. Non cerca di comprendere, cerca appartenenza e quando qualcuno lo mette in discussione non lo ascoltano, lo attaccano. Bisogna smettere di aspettarsi pensiero critico dove non può esistere, conservare le proprie capacità di ragionamento per quei pochi capaci di riceverlo, regolare cioè le aspettative sulla realtà. Ognuno fa ciò che può con i neuroni che ha. Gran parte della frustrazione non viene dagli altri, nasce dalla distanza tra ciò che ti aspetti da loro e ciò che davvero possono dare. Quando quella distanza sparisce, sparisce anche buona parte della sofferenza. Quando qualcuno non ti capisce, semplicemente incontri i limiti della sua mente. Non puoi aspettarti un pensiero profondo da chi riesce a gestire solo idee semplici. Spesso le persone con meno capacità di pensare sono le più sicure di sé, le più aggressive nel difendere le proprie idee, le meno disposte a dubitare. Il dubbio richiede un’abilità scomoda, la capacità di immaginare di poter avere torto. Per molti questa operazione interna non esiste e allora difendono un errore come fosse una verità sacra. Mostri un dato e lo scartano con sicurezza. Evidenti una contraddizione e rispondono con disprezzo. Fai una domanda e la vivono come un attacco. Non stanno proteggendo un’idea, stanno proteggendo la loro sensazione di sicurezza e quando quella sicurezza è fragile si difende con aggressività, chiuso dentro una certezza sigillata e quella certezza non si nutre di ragioni, si nutre di orgoglio, paura o bisogno di appartenenza. Quindi la logica non compete con la sua logica, compete con la sua identità. L’intelligenza, l’intelletto, è invisibile per chi non lo possiede, per riconoscere profondità serve profondità. Ci sono discussioni inutili non per l’argomento, ma per l’interlocutore. Molte persone non solo non capiscono, ma si sentono minacciate da chi capisce, evitare le discussioni con queste persone ti lascia energia e tempo, meglio rispondere con una frase neutra per chiudere, ascolta senza correggere e quando vale la pena parlare parla con chi può ascoltare davvero. La famosa frase: “Non discutere con un idiota ti abbassa il suo livello e vince con l’esperienza.” Bisogna accettare come funziona la gente e muoversi di conseguenza, occorre interagire col mondo com’è, non come vorresti che fosse, di fronte agli stupidi non bisogna arrabbiarsi, basta considerarli bambini dell’asilo, parlando loro con l’amore, la cura e l’accoglienza che si deve avere nel parlare con un bambino. Ti arrabbi quando un bambino dell’asilo stenta a seguirti? No. Quando una persona si diluisce in un gruppo, la sua capacità di pensare si restringe. La mente entra in modalità appartenenza. spuntano frasi fatte e condivise, idee rigide, posizioni non passibili di revisione, nel gruppo pensare con la propria testa è rischioso. La persona intelligente invece di consumarsi a convincere la maggioranza, si concentra su quel piccolo numero, sul cerchio di pari che può ascoltare e sostenere un dialogo reale. Non serve che tutti capiscano, serve che capiscano i pochi, quelli giusti.Molti funzionano in automatico ed è come se avessero non più di 3 anni di età. Più pensi con chiarezza, più è difficile sentirti bene con chiunque. La compatibilità mentale è rara. La via d’uscita è diventare selettivi. Non c’è profondità ovunque. Non si può pretendere da chiunque ciò che solo pochi possono dare. Si possono costruire legami con persone capaci di sostenere il proprio livello. Saranno poche, con le restanti si deve mantenere un rapporto semplice, funzionale, senza aspettative esagerate. In fondo, secondo Così le persone intelligenti trattano gli idioti, non cercando di aggiustarli, non perdendo la calma, non entrando in guerre inutili, bensì regolando le aspettative, scegliendo le battaglie, proteggendo l’energia, parlando con precisione quando c’è il terreno giusto e tacendo quando non c’è.